Strumenti Musicali del Medioevo – 1a Parte

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Strumenti Musicali del Medioevo – 1a Parte

Nella storia della musica, la musica medievale è quella musica composta in Europa durante il Medioevo, ovvero nel lungo periodo che va convenzionalmente dal V secolo al XV secolo, ed è suddivisa in sottoperiodi che ne distinguono lo sviluppo in quasi un millennio di cultura europea.

Guido d’Arezzo (nato intorno al 995 d.C.) diede una soluzione ai molteplici tentativi di notazione diastematica e fu una figura importante nella storia della notazione musicale, soprattutto per l’impostazione del modo di leggere la musica: inventò il tetragramma e utilizzò la notazione quadrata.

Diede inoltre un nome ai suoni dell’esacordo, con l’intento di aiutare i cantori a intonare e memorizzare una melodia anche senza leggerne la notazione. A questo fine utilizzò l’inno Ut queant laxis, dedicato a san Giovanni Battista: Guido aveva infatti osservato che i primi sei emistichi dell’inno hanno inizio ciascuno su un diverso suono dell’esacordo, in progressione ascendente. Decise dunque di dare come nome a ciascun suono la sillaba di testo corrispondente:

  1. (UT) QUEANT LAXIS
  2. (RE)SONARE FIBRIS
  3. (MI)RA GESTORUM
  4. (FA)MULI TUORUM
  5. (SOL)VE POLLUTI
  6. (LA)BII REATUM
  7. (S)ANCTE (I)OANNES.

Traduzione: affinché i fedeli possano cantare con tutto lo slancio le tue gesta meravigliose, liberali dal peccato che ha contaminato il loro labbro, o S. Giovanni (Più tardi, unendo le lettere iniziali delle due parole che compongono il settimo emistichio si diede nome alla nota si).

In questa prima parte vediamo gli strumenti musicali usati nel Medioevo:

L’arpa:
L’arpa ha un’origine antichissima: deriva dal cosiddetto arco musicale. I primi ad avere in uso l’arpa furono i Sumeri nel III millennio a.C.. Le raffigurazioni sui monumenti risalenti

Caterina Rega ritratta da Costanzo Angelini

all’Antico Regno, descrivono strumenti di media grandezza, alti circa un metro, forniti di sei od otto corde, formati grazie ad un fusto di legno arcuato, aventi l’estremità inferiore a forma di losanga, parzialmente concava e convessa; il suonatore appare accosciato o inginocchiato. Nelle epoche successive, ad esempio nel Medio Regno, lo strumento assume dimensioni più grandi ed il suonatore viene raffigurato in piedi, la cassa sonora appare più ampia ed anche il numero di corde sale fino a venti.

L’arpa ricomparve in Europa, durante il IV secolo, presso le popolazioni nordiche (in particolare irlandesi ed anglosassoni) e da lì si diffuse nel resto del continente dove venne particolarmente usata nel genere musicale del Minnesang nel XII secolo. Dal IX secolo al XIV secolo l’arpa in Irlanda fu usata dai cantori girovaghi.
L’arpa divenne molto comune nel XIV secolo come accompagnamento per i canti o le danze.

L’arpa Celtica:
L’arpa celtica, o arpa gaelica (detta in gaelico scozzese clàrsach e in irlandese cláirseach), è uno strumento a corde tipico del folklore dei paesi europei di area celtica. L’arpa triangolare celtica proviene dalla Scozia, dove compare durante l’ottavo secolo; si è successivamente diffusa in Irlanda dal dodicesimo secolo e poi nel Galles e in Bretagna.
L’arpa celtica si differenzia dall’arpa classica usata nelle orchestre sinfoniche per vari motivi:

  • è più piccola rispetto all’arpa classica;
  • a differenza della grande arpa da concerto, l’arpa celtica non ha i pedali, ma ha le chiavi; chiamate lever, con cui si ottengono i semitoni;
  • le corde delle arpe celtiche antiche erano di budello di pecora, poi sono state introdotte anche corde metalliche, ed oggi possono essere anche di nylon oppure di carbonio; le corde si suonano generalmente con i polpastrelli, ma secondo alcune tecniche (ad es. in Giappone), le corde di metallo si possono suonare con le unghie.

Il baghèt:
è una cornamusa bergamasca e bresciana di origini medievali.

Un suonatore di baghèt in abito tradizionale

La sua esistenza è attestata dalla metà del Trecento: del 1347 è infatti “L’albero della Vita o di San Bonaventura”, un affresco in Santa Maria Maggiore, in città alta a Bergamo, dove è riprodotto un suonatore visto di spalle, mentre della fine del Trecento è datato un affresco nel castello di Bianzano. Altre raffigurazioni sono al castello di Malpaga, a Piario, nella chiesa di Sant’Agostino in Città Alta a Bergamo, nelle Danze macabre di Simone Baschenis nella chiesa di San Vigilio a Pinzolo (in val Rendena, provincia di Trento). Gli strumenti riprodotti nella maggior parte delle fonti iconografiche hanno una canna per il canto e un solo bordone che appoggia sulla spalla, mentre in altri casi i bordoni sono del tutto assenti. In diverse immagini la cornamusa è accompagnata da una bombarda. Illustrazioni e fonti scritte tendono a suggerire che uno strumento simile fosse utilizzato anche nel veronese.

La baldosa:

Due sonatori di baldosa

è un antico strumento musicale a corde, di origine provenzale (baldos o baudosa), o forse spagnola (baldosa o valdosa). Pare che l’origine non sia da ricercare anteriormente al secolo XIII. Si sonava sia col plettro sia senza.
La baldosa è citata, ad esempio, nel Morgante di Luigi Pulci (27, 55): E chi sonava tamburo, e chi nacchera, baldosa, cicutrenna e zufoletti s:Morgante/Cantare ventesimosettimo.
Tra i più eccellenti sonatori di baldosa, è noto il pittore e storico Leone Cobelli di Forlì, vissuto nella seconda metà del secolo XV.
Era detta baldosa anche una sorta di danza, verosimilmente perché accompagnata dal suono dello strumento omonimo.

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